DRAMMA SEMISERIO IN 2 ATTI

SUDDIVISO IN QUATTRO PARTI

Musica del Maestro

W. A. MOZART

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OVVERO

IL DISSOLUTO PULITO

DRAMMA SEMISERIO IN DUE ATTI

SUDDIVISO IN 4 PARTI

L'tisica dsl Maestro

W. A. HO ZA RI

DA RAPPRESENTARSI

ài 19 TEATRO PAGLIANO

NELL’ESTATE DEL ^866.

FIRENZE

TIPOGRAFIA fioretti A speso deli’ Impresa 1 8G8.

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'7

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MUSIC LIBRARY

UNC-CHAPEL HILL

PERSONAGGI

DON GIOVANNI, giovane cavaliere estremamen¬ te licenzioso. .....

DONNA ANNA, promessa sposa al Duca Otta\io.

Il COMMENDATORE, pa¬ dre di Donna Anna . .

IL DUCA OTTAVIO. . .

DONNA ELVIRA, dama di Burgos, abbandonata da Don Giovanni . . .

ZERLINA, contadina, pro¬ messa sposa a Masetto.

LEPORELLO, servo di Don Giovanni .

MASETTO, contadino . .

Contadini d’ambo i sessi

Francesco Steller

Giuseppina Bellini

Paolo Poli~Lenzi Vincenzo Sabatini

A delina Lomi

Enrichetta De Baillou Marinoni

Maurizio B or ella Valentino Fioravanti

Servi e Suonatori.

La scena è in una città della Spagna .

Digitized by thè Internet Archive in 2019 with funding from University of North Carolina at Chapel Hill

https://archive.org/details/dongiovanniovverOOdapo

ATTO PRIMO

Pari© Prillai®.

SCENA PRIMA.

Atrio corrispondente al palazzo del Commendatore .

{Notte.)

Leporello, indi Don Giovanni e Donna Anna, in ultimo il Commendatore.

Lep. Notte e giorno faticar

Per chi nulla sa gradir,

Pioggia e vento sopportar Mangiar male e non dormir!

Voglio fare il gentiluomo,

E non voglio più servir.

Oh che caro galantuomo!

Vuol star dentro con la bella,

Ed io far la sentinella!...

Voglio fare il gentiluomo,

E non voglio più servir...

Ma mi par che venga gente...

Non mi voglio far sentir. [si ritira ) Anna Non sperar, se non m’ uccidi,

Ch’io ti lasci fuggir mai. [trattenendolo] Già. Donna folle I indarno gridi:

Chi son io tu non saprai. lepa (Che tumulto!... Oh elei ! che gridi!

11 padrone in nuovi guai!..) ( avanzandosi ) Anna Gente!... servi!., al traditore!...

Gio. Taci, o trema al mio furore.

Anna Scellerato!

Gio. Sconsigliata !

(Questa furia disperata Mi vuol far precipitar.)

Anna Come furia disperata

Ti saprò perseguitar.

(Sta a veder che il malandrino Mi farà precipitar.)

Com, Lasciala, indegno! ( con spada e lume . An> na, udendo la voce del padre , lascia Gio. ed entra in casa.)

Battiti meco.

Gio. Com . Lep. Gio .

Va: non mi degno

Coni.

Di pugnar teco.

Così pretendi Da me fuggir ?

(Potessi almeno Di qua partir !)

Misero! attendi Se vuoi morir.

(si battono. Il Commendatore è ferii Ah! soccorso... son tradito...

L’assassino m’ha ferito...

E dal seno palpitante Sen...to l’a...ni...ma partir...

(Ah! già cade il sciagurato...

Affannosa e agonizzante Già dal seno palpitante Veggo l’anima partir) (il Com. muore) (Qual misfatto, qual eccesso!

Entro il sen, dallo spavento,

Palpitar il cor mi sento,

E non so che far, che dir.)

Gio. Leporeìlo, ove sei ? _ ( sottovoce )

Lep. Son qui per mia disgrazia. E voi?

Gio . * . Son qui.

Chi è morto? voi o il vecchio?

Che domanda da bestia ! Il vecchio.

Bravo !

Due imprese leggiadre:

Tentar la figlia, ed ammazzar il padre.

L’ ha voluto: suo danno.

Ma donna Anna...

Non mi seccar. Vien meco, se non vuoi Qualche cosa ancor tu.

Lep. Non vo’ nulla, signor; non parlo più. ( partono )

Lep . Gio, Lep.

Gio»

Lep,

Gio

SCENA IL

Duca Ottayio, Donna Anna, e Servi con lumi.

Anna Ah ! del padre in periglio, in soccorso voliam, Bit. Tutto il mio sangue verserò se bisogna:

Ma ov’ è lo scellerato ? °

Anna In questo loco.

Ah! qual mi s’offre, o Dei, (vede il cadavere) Spettacolo funesto agli occhi miei !

Il padre!,., padre mio!... mio caro padre!...

(cade quasi svenula sul corpo del padre)

Oli. Signora...

Anna Ah! l’assassino

Me ’l trucidò... Quel sangue...

Quella piaga... quel volto

Tinto e coperto del color di morte,,.

Ei non respira più... fredde ha le membra... Padre mio !... caro padre!.,, io manco... io moro...* Ott. Ah! soccorrete, amici, il mio tesoro. (* sviene ) Celate, allontanate agli occhi suoi Quell’ oggetto d’orrore (viene portate via il cadav .) Anima mia, consolati, fa core !

A nnv Fuggi, crudele, fuggi!

Lascia che mora anch’io Ora eh’ è morto, oh Dio!

Chi a me la vita diè.

Ott. Senti, cor mio, deh I senti :

Guardami un solo istante;

Ti parla il caro amante Che vive sol per te.

Anna» Tu sei! pardon, mio bene..

L’affanno mio... le pene..,.

Ah! il padre mio dov’è?

Olt . Il padre!... lascia, o cara,

La rimembranza amara :

Hai sposo e padre in me,

Anna, Ah ! vendicar, se il puoi,

Giura quel sangue ognor.

Ott. Lo giuro agli occhi tuoi,

8

Lo giuro nostro amor. a 2 Che giuramento, oh Dio !

Che barbaro tormento!

Fra cento affetti e cento Vammi ondeggiando il cor.

[Anna parte coi servi )

SCENA III. -

Recinto d' antico castello con veduta d una locanda .

(Alba)

Don Giovanni e Lepqrellq.

Gìo , Or odi un poco:

Sai tu perchè son qui ?

Lep. Non ne so nulla.

Ma, essendo l’alba chiara, non sarebbe Qualche nuova conquista?

Io lo devo saper per porla in lista.

Gio, Va là, che sei il grand’ uom ! Sappi ch’io sono Innamorato d’ una bella dama,

E son certo che m’ama.

La vidi, le parlai ; meco al casino Questa notte verrà,... Zitto: mi pare Sentir odor di femmina.,..

Lep. Cospetto !

Che odorato perfetto!

Gio. All’aria mi par bella.

Lep . (Che occhio, dico!)

Gio. Ritiriamci un poco,

E scopriamo terren.

Lep. (Già prese foco.)

( vanno in disparte)

SCENA IV.

Donna Elvira dalla Locanda.

Elv . Ah! chi mi dice mai

Quel barbaro dov’ è,

Che per mio scorno amaij,

9

Érto.

Lep.

Gio. Elv . Érto. EJ®.

Zt5p.

Gio,

Lep>

Gio.

Lep.

Gio.

Elv.

Lep.

Elv.

Lep »

Et®.

Lep.

Che mi mancò di fèf Ah! se ritrovo l’empio,

E a me non torna ancor,

Vo’ farne orrendo scempio,

Vo’ trapassargli il cor.

Udisti ? qualche bella ( piano a Lep.)

Dal vago abbandonata.... Poverina!

Cerchiare di consolare il suo tormento.

( avanzandosi )

(Così ne consolò mille e ottocento)

Signorina....

Chi ò ?

(Stelle che vedo !)

(Don G ovanni !...)

Sei qui, mostro fellon, nido d’inganni!..

(Che titoli cruscanti ! Manco male Che lo conosce bene!)

Siate più ragionevole... (Mi pone A cimento costei). Se non credete Al labbro mio, credete A questo galantuomo.

(^alvo il vero.)

Via, dille un po’....

(sottovoce a Gio.) Che cosa debbo dirle?

Si, si, dille pur tutto, (parte non visto da Elv.)

Ebben, fa presto. Madama... veramente... in questo mondo... Conciossiacosaq uandofossechè Il quadro non è tondo...

Sciagurato !

Così del mio dolor giuoco ti prendi?

Ah! voi !„.* Stelle! l’iniquo

(* verso Gio. che non crede partito) Fuggì!... misera me!... Dove? in qual parte? Eh! lasciate che vada. Egli non merla!

Che su di lui pensiate.

Scellerato !

M’ingannò, mi tradì...

Eh ! consolatevi ;

Non siete voi, non foste e non sarei©

la primo, P ultimo. Guardate Questa non piccai lista ; è tutta piena De’ nomi di sue belle.

Ogni villa, ogni borgo, ogni paese fe testimon di sue donnesche imprese. Madamina, il catalogo è questo

Delle beile che amò 11 padron mio:

Un catalogo egli è che ho fati’ io ;

Osservate, leggete con me.

In Italia seicento e quaranta,

In Germania duecento e trentuna,

Cento in Francia, in Turchia novantuno,

Ma in Ispagna son già mille e tre.

V’han fra queste contadine,

Cameriere, cittadine,

V’ han contesse, baronesse,

Marchesine, principesse,

E v’han donne d’ogni grado,

D’ogni forma, d’ogni età.

Nella bionda egli ha l’usanza Di lodar la gentilezza ;

Nella bruna, la costanza ;

Nella bianca, la dolcezza;

Vuol d’inverno la grassona,

Vuol d’estate la magrotta ; *

È la grande maestosa,

La piccina ognor vezzosa ;

Delle vecchie fa conquista Pel piacer di porie in lista;

Ma passion predominante È la giovin principiante ;

Non si picca se sia ricca,

Se sia brutta, se sia bella;

Purché porli la gonnella,

Ogni donna per lui fa. {partono)

Vi

SCENA V.

Zerlina, Masetto e Coro di Contadini d'ambo i sessi, che cantano, suonano e ballano.

Zer . Giovinette, che fate all’amore,

Non lasciate che passi l’età;

Se nel seno vi bruhca il core,

Dolce amore contente vi fa.

La ra la, la ra la, la ra la.

Che piacer! che piacer che sarà!

Coro La ra la, ecc.

Mas. Giovinetti, leggeri di testa,

Non andate girando qua e ;

Poco dura de’ matti la festa,

Ma per me cominciato non ha.

La ra la, la ra la, la la.

Che piacer! che piacer che sarà!

Coro La ra la, ecc,

SCENA VI.

Don Giovanni, Leporello, e Detti.

Gio . Manco male, è partita... Oh guarda, guarda Che bella gioventù, che belle donne!

Lep. (Fra tante, per mia fè,

Vi sarà qualchè cosa anche per ree),

Gio. Cari amici, buon giorno. Seguitate A stare allegramente,

Seguitate a suonar, o buona gente.

C’è qualche sposalizio?

Zer . m SI, signore,

E la sposa son io.

Gio. Me ne consolo.

Lo sposo?

Mas. Io, per servirla.

Gio. Oh bravo! per servirmi; questo è ver©

Parlar da galantuomo.

Lep. Ch’eccellente marito!

Zer.

Gio.

Zer . Gio. Mas, Gio,

Gio .

h ,, . Oh! il mio Maselte

E un uom d’ ottimo core.

... _ Anch’io, vedete!

voglio che siamo amici. Il vostro nome? Zeriina.

E il tuo ?

Masetto.

Oh, caro il mio Masetto !

Cara la mia Zeriina! ti esibisco La mia protezione... Leporello ?...

Cosa fai lì: birbone?

(a, Leporello , che fa scherzi alle altre contadine i Anch’io, caro padrone Esibisco la mia protezione.

Presto: va con costor: nel mio palazzo Conducili sul fatto; ordina che abbiano Cioccolata, caffè, vini, prosciutti:

Cerca divertir tutti,

Mostra loro il giardino,

La galleria, le camere: in effetto che resti contento il mio Masetto.

Hai capito?

-if-V t L/4

Mas, Gio » Mas.

Lep.

Gio .

Zer .

Mas . Zer.

Cosa c’ è ?

Ilo capito. Andiaro. (ai villani)

Signore,.,

La Zeriina

Senza me non può star.

In vostro loco,

Ci sarà sua eccellenza, e saprà bene Fare le vostre parti.

, . Oh ! la Zeriina

E in man d’un cavalier. Va pur: fra poco Ella meco verrà.

Va, non temere; elle mani son io d’un Cavaliere, E per questo...

E per questo Non e!è da dubitar...

Mas. Gio ,

Ed io, cospetto...

Olà, Oniam le dispute; se subito.

♦3

Senz’altro replicar, non ie ne vai,

(mostrandogli la spada ) Masetto, guarda ben, ti pentirai.

Mas. Ho capito, Signor ! fa Don Giovanni }

Chino il capo, e me ne vo.

Giacché piace a voi così.

Altre repliche non fo.

Cavalier voi siete già,

Dubitar non posso affé.

Me lo dice la bontà Che volete aver per me.

Bricconaccia, malandrina, (a Zeriina a parte) Fosti ognor la mia ruina.

Vengo, vengo! (a Lep ) Resta, resta ! (a Zeri) È una cosa molto onesta,

Faccia il nostro cavaliere Cavaliere ancora te.

(Masetto parte con Leporello ed i Contadini } SCENA VII.

Don Giovanni e Zerlina.

Gio. Alfio siam liberati,

Zerlinetla gentil, da quel scioccone.

Zer. Signore, è mio marito.. .

Gio. Chi ! colui ?

Vi par che un onest’ uomo,

Un nobil cavalier, com’io mi vanto,

Possa soffrir che quel visetto d’oro,

Quel viso inzuccherato

Da un bifolcaccio vii sia strapazzato?

Orsù, non perdiana tempo; in questo istante Io vi voglio sposar....

Zer. Voi!

Gio. Certo, io,

Quel casinetto è mio: soli saremo,

E là, giojeilo mio, ci sposeremo.

ci darem la mano,

mi dirai di sì.

Vedi, non è lontano:

44

Zer .

Partiam ben mio, di qui (Vorrei,* e non vorrei...

Gio.

Mi trema un poco il cor.... Felice, è ver, sarei;

Ma può burlarmi ancor.) Vieni mio bel diletto!

Zer .

(Mi fa pietà Masetto.)

Gio.

Io cangerò tua sorte.

Zer

Presto.... non son più forte.

a 2

Andiamo, andiam, mio bene,

A ristorar le pene D’ un innocente amor I

(5’ incamminano verso il casino , ma arriva D. Elvira e toglie Zeriina dalle mani di D. Giovanni che resta solo, mentre esse entrano nella Locanda.

SCENA Vili.

Don Giovanni, poi Don Ottavio e Donna Anna

vestita a lutto.

Gio. Mi par ch’oggi il demonio si diverta D’opporsi a’ miei piacevoli progressi;

Vanno mal tutti quanti.

Olt. Ah! ch’ora, idolo mio, son vani i- pianti,

Di vendetta si parli.,. Oh don Giovanni!

Gio. (Mancava questo in ver !)

Anna Amico! a tempo

Vi ritroviam: avete core, avete Anima generosa ?

Gio. (Sta a vedere,

Che il diavolo gli ha detto qualche cosa.)

Qual domanda ! perchè ?

Olt. Bisogno abbiamo

Della vostra amicizia.

Gio. (Mi torna il fiato in corpo.) Comandante...

1 congiunti, i parenti,

Questa man, questo ferro, i beni, il sangue Spenderò per servirvi.

Ma voi, bella door.’Anna Perchè così piangete?

15

crudele chi fu che osò la cairn®

Turbar del viver vostro?..,

SCENA IX,

Donna Elvira e detti.

Elv. Ah! ti ritrovo ancor, perfido mostro?

Non ti fidar, o misera,

Di quel ribaldo cor ;

Me già tradì quel barbaro,

Te vuol tradire ancor.

Anna, Olt. (Cielo, che aspetto nobile !

Che dolce maestà I Il suo dolor, le lagrime M’empiono di pietà).

Gìo> La povera ragazza

È pazza amici miei:

Lasciatemi con lei;

Forse si calmerà.

Elv. Ah! non credete al perfido;

Restate, oh Dei, restate!..

Gio. È pazza, non badate...

Anna , Ott. A chi si crederà ?

(Certo moto - d’ignoto - tormento Dentro l’alma girare mi sento,

Che mi dice per quella infelice Cento cose che intender non sa.J (Sdegno, rabbia, dispetto, spavento Dentro l’alrcm girare mi sento,

Che mi dice di quel traditore Cento cose che intender non sa.)

Io di qua non vado via (ad Anna )

Se non so com’è 1’ atTar.

Non ha l’aria di pazzia (ad Ott.)

Il suo volto, il suo parlar.

(Se me’n vado, si potria Qualche cosa sospettar.)

Ah ! dal ceffo si potria (ad Anna c ed Oli.)

La ner’aìma giudicar.

Dunque quella.... (a Gio .)

Elv .

Ott. Anna Gio. Elv . Ott.

^6

Gio.

Anna

Elv.

Gio .

Elv.

Anna , Olt. Gio.

Elv.

Anna, Olt.

Gio ,

É pazzarelia ...

Dunque quegli.... f (ad Elv.)

É un traditore.

Infelice 1

Mentitore !

Incomincio a dubitar. ( passano dei Contadini ) Zitto, zitto, che la gente ( piano ad Elv.) raduna a noi d’intorno:

Siate un poco più prudente;

Vi farete criticar.

Non sperarlo, o scellerato:

Ho perduto la prudenza.

Le tue colpe ed il mio .stato Voglio a tutti palesar.

(Quegli accenti sommessi,

Quel cangiarsi di colore,

Sono indizj troppo espressi Che mi fan determinar.) ( Elvira parte) Povera sventurata 1 i passi suoi Voglio seguir, non voglio Che faccia un precipizio:

Perdonate, bellissima donn'Anna :

Se servirvi poss’ io,

In mia casa v’aspetto: amici addio!

( parte frettoloso}

SCENA X.

Donn’ANNA e Duca Ottavio.

Anna Don Ottavio.... son morta!

Olt. Cos’è stato?

Anna Per pietà, soccorretemi....

Olt. Mio bene,

Fate coraggio.

Anna Oh Dei ! quegli è il carnefice

Del padre mio...

Ott. Che dite?

Anna Non dubitate più. Gli ultimi accenti,

Che l’empio proferì, tutta la voce Itichiarnar nel cuor mio di quell’ indegno

47

Che ne! mio appartamento...

Olì nk .

Che sotto il sacro manto d’ amicizia. P°S3lblle Ma, come fu, narratemi,

Lo strano avvenimento.

^ nna . , Era già alquanto

Avanzata la notte, H

Quando nelle mie stanze, ove soletta

Mi trovai per sventura, entrar so vidi

In uo mantello avvolto

Un uom che al primo istante

Avea preso per voi ;

Ma riconobbi poi

Che un inganno era il mio...

9^" T •. , Stelle! seguite.

Anna Tacito a me s appressa

R mi vuole abbracciar: sciogliermi cerco, E. piu m. stringe: grido, chiamo soccorso, Fugge il fellon; arabamente il seguo Fio nella strada per fermarlo, e sono Assalitrice ed assalita: il padre V' accorre, vuol conoscerlo* e l’iniquo,

Che del misero vecchio era più forte’ Lompie il misfatto suo col da re li morte Or sai chi l’onore Rapire a me volse*

Chi fu il traditore, *

Chi il padre mi tolse:

Vendetta ti chieggio,

La chiede il tuo cor.

Rammenta la piaga Del misero seno Rjmira di sangue Coperto il terreno,

Se l’ira in te langue D un giusto furor. (par tona)

48

SCENA XI.

Lep.

Gio.

Lep.

Gìo*

Lep.

Gio.

Lep,

Gio . Lep.

Gio ,

Lepgrello, poi Don Giovanni.

Io deggio, ad ogni pollo,

Per sempre abbandonar questo bei matto...

Eccolo cui : guardate

Con quale indifferenza se ne viene!

Oh Leporebo mio! va tutto bene.

Don Giovannino mio ! va tulio male.

Come va tutto mole?

Vado a casa,

Come voi m’ordinaste,

Con tutta quella gente.

Bravo !

A forza

Di chiacchiere, di vezzi e di bugie,

Che ho imparato bene a star con voi, Cerco di trattenerli...

Bravo !

Dico

Mille cose a Masetto, per placarlo,

Per toj gli dal pensier la gelssia...

Bravo, in coscienza mìa !

Faccian che bevano

E gli uomini e le donne:

Son già mezzo ubriachi,

Altri canta, altri scherza,

Altri seguita a ber...

Bravo! bravo! arcibravo!

L’aff3r non può andar meglio. Incominciasti, lo saprò terminar; troppo mi premono Queste contadinoite :

Le voglio divertir finché vien notte.

Finche dal vino Calda han la testa,

Eoa gran festa Fa’ preparar.

Se trovi in piazza Qualche ragazza,

Teco ancor quella Cerca menar.

Senza alcun ordine La danza sia:

Chi ’l minuetto,

Chi la follia,

Chi l’alemanna Farai ballar.

Ed io frattanto Dall’altro canto Con questa e quella Vo’ amoreggiar.

Ah 1 la mia lista Doman mattina D’ una decima Devi aumentar.

(partono)

FINE DELLA PASTE PRIMA

atto primo

Parte Seconda.

SCENA PRIMA.

Giardino e Casino di Don Giovanni ,

Zerlina e Masetto.

Zer. Masetto.,., senti un po’.... Masetto, dico....

Mas. Non mi toccar.

Zer. Perchè ?

Ma‘s Perchè, mi chiedi?

Perchè! il tutto sopportar dovrei Da una mano infedele?

Zer. Ingrato !

Vien qui, sfogati, ammazzami, fa tutto Di me quel che ti piace,

Ma poi, Masetto mio, ma poi fa pace.

Batti, batti, o bel Masetto,

La tua povera Zeriina :

Starò qui come agnellina Le tue botte ad aspettar.

Lascerò straziarmi il crine,

Lascerò cavarmi gli occhi;

E le care tue manine Lieta poi saprò baciar.

Ah ! lo vedo, non hai core;

Pace, pace, o vita mia 1 In contenti ed allegria Notte e voglia m passar, (si nasconde }

SCENA li.

Masetto, poi di nuovo Zerlina.

Mas. Presto, presto.... pria che venga,

Por mi vo’ da questo lato....

C’è una nicchia.... qui celato Cheto, cheto mi vo’star.

21

Zer. Senti, senti.... dove vai ?

Non t’ascondere, Masetto Se ti trova poveretto !

Tu non sai quel che può far.

Mas. Faccia, dica quel che vuole.

Zer. Ahi non giovan le parole.... (. sottovoce )

Mas. Parla forte e qui ti arresta.

Zer. Che rapriccio hai nella testa !

Mas. (Capirò se m’è fedele,

E in qual modo andò l’affar.) [si nasconde) Zer. (Quell’ ingrato, quel crudele

Oggi vuol precipitar.)

SCENA III.

Don Giovanni, Contadini e Servi,

Zerlina, e Masetto nascosto.

Gt'o. Su, svegliatevi da bravi I

Su coraggio, o buona gente.

Vogliano stare allegramente,

Vogliam ridere e scherzar.

Coro Su, svegliamoci, ecc.

Gio. Alla stanza della danza

Conducete tutti quanti (a' servi)

Ed a tutti in abbondanza Gran rinfreschi fate dar.

Coro Su svegliamoci, ecc. ( partendo coi servi)

SCENA IV.

Don Giovanni, Zerlina, e Masetto nascoste.

Zer . Tra questi alberi celata

Si può dar che non mi veda, (vuol nascondersi) Gio. Zeriinetta mia garbata,

Ti ho già vista, non scappar. (la prende) Zer. Ah! lasciatemi andar via...

Gio. No, no, resta, gioia mia!

Zer. Se pietade avete in core!...

Gio. Idol mio ! son tutto amore....

Vieni un poco in questo loco Fortunata io ti vo’far.

n

Zar. (Ah ! se il vede il sposo mio,

So ben io quel che può far.)

Masetto. [filo, scuopre Masetto)

Sì, Masetto.

É ascoso lì, perchè?

La bella tua Zeriina Non puote, poverina !

Più star senza di te.

Capisco signore. ( ironico )

Adesso fate core.

I suonatori udite:

Venite ornai con me.

Mas., Z er. Sì, sì, facciamo core, #

Ed a ballar cogli altri

Andiamo tutti tre. (partono)

SCENA V.

Duca Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira in bautta; poi Leporello e Don Giovanni alla finestra.

Elv.

Bisogoa aver coraggio,

0 cari amici miei,

E i suoi misfatti rei Scoprir potremo allor. L’amica dice bene:

Coraggio aver conviene.

Ott .

Discaccia, o vita mia,

L’ affanno ed il timor.

(ad Anna)

Anna

11 passo è periglioso,

lio :

Può nascer qualche imbrog Temo pel caro sposo,

E per voi temo ancor.

(ad Elvira)

Lep.

Signor, guardate un poco

Che maschere galanti !

G io.

Falle passare avanti,

Di’ che ci fanno onor.

Anna , Ott.

(Al volto ed alla voce

e Elv. Si scopre il traditor.)

Lep. Psi, psi, signore maschere:

Psi, psi....

Gio.

Mas.

Gio.

Mas.

Gio.

23

(ad Gtt)

Anna , Elv.

Lep

Ott.

Lep.

Olt.

Lep.

Anna, Olt. Elv.

Vìa, rispondete.

Psi, psi.

Cosa chiedete?

Al ballo, se vi piace.

V’invita il mio signore.

Grazie di tant’ onore.

Andiaro, compagne belle.

(L’amico anche su quelle Prova farà d’ amor.)

(entra e chiude la finestra) Protegga il giusto cielo Lo zelo del mio cor.

Vendichi il giusto cielo

mio tradito amor. ( entrano )

SCENA VI.

Sala nella casa di Dan Giovarmi.

Don Giovanni, Leporello, Zermna, Masetto, Villani e Villane.

Gio. Riposate, vezzose ragazze.

I,ep. Rinfrescatevi, Lei giovinetti.

Gio., Lep. Tornerete a far presto le pazze,

Tornerete a scherzare, a ballar.

Gio. Ehi ! caffè.

Lep . Cioccolata.

Gio. Sorbetti.

Mas. Ah! Zeriina, giudizio. {piano a Zeriina ) Lep. Confetti.

Mas., Zer. (Troppo dolce comincia la scena,

In amaro potria terminar.)

( vengono portali e distribuiti i rinfreschi) Gio. Sei pur vaga e brillante, Zeriina !

(prendendola per mano)

Zer. Sua bontà.

Mas. (La briccona fa festa )

Lep. Sei pur cara, Giannotta, Sandrina!

(imi (andò il padrone) (Tocca pur; che ti cada la testa.)

(guardando Gio.)

Mas.

n

Zer. (Quel Masetto mi par stralunato, Brutto brutto si fa quest’affar.) ilio., Lep. (Quel Masetto mi par stralunato, Qui bisogna cervello adoprar.)

SCENA VII.

Duca Ottavio, Donna Anna, Donna Elvira, e Detti.

Lep .

Venite pure avanti,

Vezzose mascherette.

Già.

È aperto a tutti quanti.

Tulli

Viva la libertà?

Anna , Ott.

Siam grati a tanti segni

e Elv.

Di generosità.

G io.

Ricominciate il suono.

Tu accoppia i ballerini

(a Lep.)

Meco tu dèi ballare.

Zeriina, vien pur qua.

Lep.

Da bravi, via ballate.

( ballano )

Elv.

Quella è la contadina

[ad Anna)

Anna

Io moro !

[ad Ott.)

Oli.

Simulate.

Lep., Mas.

Va bene in verità !

(con ironia)

Gio.

A bada tien Masetto.

(a Lep.)

Lep.

Non balli, poveretto?

Vien qua, Masetto caro,

Facciam quel ch’altri fa.

[fa ballare a

Mas.

No, no, ballar non voglio.

forza Mas.)

Lep.

Eh ! balla, amico mio.

Anna

Resister non poss’ io!

(ad Ott.)

Oli., Elv.

Fingete, per pietà.

(ad Anna)

G io.

Vieni con me, mia vita.... ( ballando conduce

Zer.

Oh Numi !... son tradita !

via Zer.)

Mas.

Lasciami.... Ah.... no ... Zeriina ?

( entra sciogliendosi da Lep.)

Lep .

(Qui nasce una ruina.)

(entra)

Anna, Elv., Ott. L’iniquo da se stesso

Nel laccio se ne va. (fra loro }

Zer, Gente !... ajuto 1... ajuto ! gente !

25

Anna, Elv.,Otl. Soccorriamo l’ innocente....

Mas. Ah Zeriina. ...

Zer . Scellerato (di dentro)

Anna, Ott., Elv. Ora grida da quel lato....

Ah! gettiamo giù la porta,...

Zer. Soccorretemi, o son morta !...

Anna , Ott , Elv. e Mas.

Siam qui noi per tua difesa.

Gio. (esce con la spada in mano, conducendo per un brac¬ cio Lep. e finge di non poterla sguainare per ferirlo.) Ecco il birbo che t’ ha offesa,

Ma da me la pena avrà.

Mori iniquo!...

Lep. Ah ! cosa fate...

Gio. Mori dico..,.

Ott. ( cavando una pistola ) Non ’l sperate Anna, Elv.. Ott. [V empio crede cen tal frode Di nasconder l’empietà.)

(si cavano la maschera

Dono’ Elvira !

malvagio !

Don Ottavio !

Si signore !

Ah! credete...

Traditore !

Tutto, tutto già si sa.

Tutti fuorché Gio. e Lep.

Trema, trema, o scellerato,

Saprà tosto il mondo intero Il misfatto orrendo e nero,

La tua fiera crudeltà.

Odi il tuon della vendetta

Che ti fischia intorno intorno:

Sul tuo capo in questo giorno Il suo fulmine cadrà.

Non 30 più quel eh’ faccia

sa ci si

G io.

Elv.

Gio.

Ott,

Gio.

Anna

Zer . e Mas.

G io. e Lep.

É confusa la testa

bua

E un’orribile tempesta

26

Minacciando già j* va!

.. . me

Ma non manca in j . coraggio

AT mi perdo mi confondo: i^on . » o* fj

si perde si confonde:

Se cadesse ancora i! mondo,

DO 1

Nulla mai tremar j fa.

FINE DELL’ATTO PRIMO E DELLA PARTE SECONDA.

ATTO SECONDO

Pas^e Tersa.

SCENA PRIMA.

Recinto cT antico castello come nell’ Alto primo .

Don Giovanni con un mandolino in mano e Leporello

Gi’o. Lep. Geo. Lep. G io. Lep . G io.. Lep.

Gio.

Lep.

Gio.

Gw.

L.ep.

Gw.

Eh via, buffone, non mi seccar.

No, no, padrone, non vo’ restar!

Sentimi, amico...

Vo’ andar, vi dico,

Ah, che ti ho fatto che vuoi lasciarmi? Oh, niente affatto! quasi ammazzarmi. Va che sei matto, fu per burlar.

Ed io non burlo, ma voglio andar.

Orsù, cosa vorreste?

Odi: Vedesti tu la cameriera Di donna Elvira '}

Io no.

Non hai veduto

Qualche cosa di bello,

Caro il mio Leporello! Or io con lei Vo’ tentar la mia sorte, ed ho pensato, Giacché siano verso sera,.

Per aguzzarle meglio l’ appettilo,

Di presentarmi a lei col tuo vestito.

E perchè non potreste Presentarvi col vostro?

Han poco credito

Con gente di tal rango

Gli abiti signorili. (si cava il mantello )

Sbrigati, via.

Signor, per più ragioni... Finiscila; non soffro opposizioni.

(fanno cambio del mantello e del cappello ).

SCENA II.

Don Giovanni, Leporello e Donna Elvira alla finestra della locanda.

Eh.

Gio.

Eh.

Gio.

Eh.

Lep.

Gio.

Eh.

Gto.

Lep.

Gio.

Eh.

Gto.

Lep .

Ah! taci, ingiusto core,

Non palpitarmi in seno,

É un empio, un traditore;

È colpa aver pietà.

Zitto.... di donn’ Elvira, ( sottovoce )

Signor, la voce io sento.

Cogliere io vo’ il momento, ( come sopra) Tu fermati un po’ là.

Elvira, idolo mio!...

Non è costui l’ ingrato ?

Sì, vita mia, son io,

(Gto. si mette dietro a Lep . e parla ad Eh.)

E chieggo carità,

(Numi, che strano affetto Mi si risveglia in petto!)

(State a veder la pazza,

Che ancor gli crederà!)

Discendi, gioia bella!

Vedrai che tu sei quella Che adora l’alma mia :

Pentito io sono già.

No, non ti credo, o barbaro.

0 credimi, o m’ uccido.

Se seguitate, io rido. (sottovoce)

Idolo mio! vien qua.

(Dèi, che cimento è questo!

Non so s’io vado o resto...

Ah! proteggete, o numi,

La mia credulità.) (entra)

(Spero che cada presto;

Che bel colpetto è questo!

Più fertile talento Del mio, no, non si dà.)

(Già quel mendace labbro Torna a sedur costei.

29

Deh ! proteggete, o Dèi,

La sua credulità)

Gio. Amico, che ti par?

Lep. Mi par che abbiate

Un’anima di bronzo.

Gio. Va che sei il gran gonzo. Ascolta bene; Quando costei se’n viene Tu corri ad essa incontro,

Falle quattro carezze,

Fingi la voce mia; poi, con bell’arte,

Cerca teco condurla in altra parte.

Lep . Ma, signor....

Gio . Non più repliche.

Lep. Ma se poi mi conosce?

Grò. Non ti conoscerà, se tu non vuoi.

Zitto: eli’ apre; giudìzio. (va in disparie)

SCENA III.

Donna Elvira, e detti.

Eccomi a voi.

(Veggiamo che farà.)

(Che bell’ imbroglio !) Dunque creder potrò che i pianti miei Abbian vinto quel cor? Dunque pentito, L’amato don Giovanni al suo dovere E all’ amor mio ritorna?

Lep. (alterando sempre la voce) Sì, carina !

Elv. Crudele / se sapeste

Quante lacrime e quanti So9pir voi mi costate/

Lep. Io? vita mia/

Elv. Voi.

Lep. Poverina, quanto mi dispiace !

Elv . Mi fuggirete più /

Lep. No, muso bello!

Elv. Sarete sempre mio?

Lep. Sempre.

Elv. Carissimo !

Lep. Carissima! (La burla mi gusto)

Elv.

Gto.

Lep.

Elv.

30

Mio tesoro!

Mia venere!

Son per voi tutto fuoco*

Io tutto cenere.

(lì birbo si riscalda.)

E non m’ingannerete?

No, sicuro.

Giuratelo.

Lo giuro a questa mano Che bacio con trasporto, a que’ bei lami... (fingendo di uccidere qualcheduno )

Ahi eh! ih! ah! ih! ah! sei morto...

(fuggendo con Leporello) Oh Numi!

Ih ! ah ! Par che la sorte Mi secondi. Veggiamo:

Le finestre son queste. Ora cantiamo.

(canta accompagnandosi col mandorliuo) Deh! vieni alla finestra, o mio tesoro,

Deh! vieni a consolar il pianto mio.

Se neghi a me di dar qualche “ristoro, Davanti agli occhi tuoi morir vogl’io.

Tu che hai la bocca dolce più del miele,

Tu che il zucchero porti in mezzo al core, Non esser gioia mia, con me crudele, Lasciati almen veder, mio bell’ amore!

V’è gente alla finestra. Forse è dessa...

Psi, psi...

SCENA IV.

Masetto e Contadini armati di fucili e bastoni,

Don Giovanni.

Mas . Non ci stanchiamo, amici. Il cor mi dice

Gw.

Che trovarlo dobbiam.

(Qualcuno parla.)

Mas.

Fermatevi : mi pare

(ai contadini)

G io.

Che alcuno qui si muova.

(Se non fallo, è Masetto )

Mas.

Chi va là?... Non risponde.

(a’ suoi)

Eie. Lep. Eie. Lep . Gio. Eie. Lep. Eie. Lep.

G io.

Eie. G io.

I

3'!

Animo, schioppo al muso:

Chi va la ?

Gio. (Non è solo:

Ci vuol giudizio.) Amico.

(cerca d'imitare la voce di Lcp.} (Non mi voglio scoprir.) Sei tu, Masetto?

Mas. Appunto quello. E tu ? (in collera )

Gio . Non mi conosci? Il servo Son io di don Giovanni*

Mas. Le parelio!

Servo di quell’indegna cavaliere!

Gio. Certo, di quel briccone.

Mas. quell5 uom senza onore! Ah! dimmi un poco Dove po9siam trovarlo?

Lo cerco con costor per trucidarlo.

Gio. (Bagattelle!) Bravissimo Masetto!

Anch’io con voi m’unisco,

Per fargliela a quel birbo di padrone.

Hai buon’ arme !

Mas . Cospetto!

Ho pria questo moschetto,

E poi questa pistola.

Gio . ( disarmandolo ) E poi ?

Mas. Non basta ?

Gio. Ohi basta, certo. Or prendi: ( bastonandolo )

Questa, per la pistola ;

Questa, per il moschetto,.. ( i contadini fuggono ) Mas. Ahi! ani!... La testa mia!...

Gio. Taci, o t’uccido...

Questa, per ammezzarlo;

Questa, per farlo in brani.

Villano! mascalzoni ceffo da cani!

( Masetto cade , e Gio. parte)

SCENA V.

Masetto, indi Zerlzna con lanterna.

31a$. Ahi! ahi! la testa mia!

Ahi! ahi! le spalle e il petto!

Zer. Mi par sentir la voce di Masetto.

3-2

Mas. Oh Dio! Zeriina..., oh Dio!

Zeriina mia, soccorso.

Zer. Cos’ò stato?

Mas . V iniquo, il scellerato

Mi ruppe Possa e i nervi.

Zer. Oh poveretta me ! chi ?

Mas. Lepore! lo,

0 qualche diavol che somiglia a lui.

Zer. Crudel ! non te’! diss’io.

Che con questa tua pazza gelosia Ti ridurresti a qualche brutto passo?

Dove ti duole?

Mas. Qui.

Ztr. E poi ?

Mas, Qui ancora.

Zer . E poi non ti duole altro?

Mas . Duoimi un poco

Questo piè, questo braccio, e questa mano.

Zer. Via, via, non è gran mal, se il resto è sano. Vientene meco a casa:

Purché tu mi prometta

D’ essere men geloso

lo, io, ti guarirò, caro mio sposo.

Vedrai, carino,

Se sei buonino,

Che bel rimedio Ti voglio dar.

È naturale,

Non disgusto,

E lo speziale Non lo sa far.

É un certo balsamo,

Che porto addosso,

Dare te ’1 posso Se’i vuoi provar.

Saper vorresti Dove mi sta:

Sentilo battere,

Toccami qua.

(gli fa toccare il cuore, e poi partono)

33

SCENA VI.

Atrio come nell'Atto primo .

Donna Elvira e Leporello.

Elv. Sola, sola, in òujo loco,

Palpitare il cor mi sento,

E m’assale un tal spavento Che mi sembra di morir.

Lep» {Piu che cerco, men ritrovo (andando a Questa porta sciagurata.... tentone )

Piano, piano, l’ho trovata:

Ecco il tempo di fuggir, [sbaglia V uscita)

SCENA VII.

Donn’ÀNNA, Duca Ottavio, Servi con lumi, e Detti.

(Elv. al venir de* lumi, si ritira in un angolo , e Lep. in un altro)

Ott. Tergi il ciglio, o vita miai E da’ calma al tuo dolore.

L’ ombra ornai del genitore Più non vuole il tuo martir.

Anna Lascia almeno alla mia pena

Questo piccolo ristoro. *

Sol la morte, o mio tesoro.

Il mio pianto può finir!

Elv. (Ah! dov’è lo sposo mio?) (senza esser visto) Lep. (Se mi trovan son perduto.)

Elv . e Lep. Ma la porta vegg’ io

Cheta> cheta io vo* partir, o, o r

(nell uscire s' incontra con Mas. e Zer.) SCENA Vili.

Masetto con bastone, Zbrlina e Detti.

Mas., Zer . Ferma, briccone ! Dove te'n vai ?

Ecco il fellone.... (Lep. si asconde la faccia)

3

34

Anna, Ott. Com’era qua ?

Ah! mora il perfido che m’ha tradito»

Elv . É mio marito.... Pietà! Pietà!...

Anna , Zeri, Olt. e Mas .

É donna Elvira quella ch’io vedo?

Appena il credo.... No, no morrà.

Lep, Perdon, perdono signori miei :

Quello non sono sbaglia costei.... Viver lasciatemi, per carità!

Gli altri Dei! Leporello !... Che inganno è queste t

Stupid° resto! Che mai sarà?

Lep. (Mille torbidi pensieri

Mi s’aggirano per la testa....

Se mi salvo in tal tempesta É un prodigio in verità.)

Gli altri (Mille torbidi pensieri

Mi s’ aggiran per la testa....

Che giornata, oh cielo, è questa !

Che impensata novità !

FINE DELLA PARTS TERZA.

ATTO SECONDO

Parte Quarto.

SCENA PRIMA.

Recinto sepolcrale con statua equestre del Commendatore.

Notte con lume di luna.

Don Giovanni, poi Leporello.

Gto.

Lep. Gio. Lep . Gio. Lep. Gio.

Ah ! ah ! ah ! questa è buona !

Or lasciala cercar. Che bella notte !

É più chiara del giorno; sembra fatta Der gire a zonzo a caccia di ragazze. E tardi. Oh ! ancor non sono

(ridendo)

(guarda V orològio)

Due della notte. Avrei

Voglia un po’ di saper com’ ò finito

L’affar tra Leporello e donn’ Elvira.

S’ egli ha avuto giudizio.. .

Alfin vuole eh’ io faccia un precipizio.

desso ) Leporello !

Chi mi chiama ?

Non conosci il padrone?

Ma, cosa fate qui?

Vieni, e il saprai.

Di tante storielle,

Che accadute mi son da che partisti,

Ti dirò un’altra volta; or la più bella Ti vo’solo narrar.

Lep. Donnesca al certo

(rende il cappello e il mantello al padrone , e riprende quelli che aveva seco cambiati)

Gio. C’è dubbio? una fanciulla Bella, giovin, galante

Per la strada incontrai ; le vado appresso,

La prendo per la man:

36

M’accarezza, m’abbraccia,

Caro il mio Leporello !

Leporello mio caro!.. Allor m’accorsi Ch’era qualche tua bella.

Lep. (Oh maledetto !)

Ciò. Dell’inganno approfitto; non so come Mi riconosce: grida; sento gente,

A fuggire mi metto, e, pronto pronto,

Per quel muretto in questo loco io monto,

Lep . E mi dite la cosa

Con tale indifferenza ?

Gio. Perchè no ?

Lep. Ma se fosse

Costei stata mia moglie?

Gio. ( ridendo forte) Meglio ancora !

Com. Di rider finirai pria dell’aurora.

Gio. Chi ha parlato? ( a Lep)

Lep. {estremamente impaurito) Ah ! qualche anima Sarà dell’altro mondo,

Che vi conosce a fondo.

Gio. Taci, sciocco!

Chi va là? chi va là? [mette mano alla spada) Com. Ribaldo! audace!

Lascia a’ morti la pace.

Lep. ( tremando ) Ve P ho detto?,..

Gio . Sarà qualcun di fuori,

Che si burla di noi....

Ehi ! del Commendatore

Non è questa la statua? Leggi un poco

Quella iscrizion.

Lep. Scusate..,.

Non ho imparato a leggere A’ raggi della luna.

Gio. Leggi dico.

Lep. ( leggendo )

Dell’empio, che mi trasse Al duro passo estremo

Qui attendo la vendetta.... Udiste?,.. Io tremo!... Gio. Oh, vecchio buffonissimo !

D gli che questa sera

37

L’attendo a cena meco.

Lep. Che pazzia! Ma vi par.... Oh, Dei! mirate Che terribili occhiate Egli ci dà...»

Par vivo.... par che senta...,

E che voglia parlar....

Gio . Orsù, va là*

0 qui t’ammazzo: e poi ti seppellisco.

Lep. Piano.... piano signore..., ora ubbidisco.

0 statua gentilissima Del gran Commendatore....

Padroo.... mi trema il core....

Non pos....so.... ter....mi....nar....

Gio. Finiscila, o nel petto

Ti metto quest’ acciar.

(Che gusto! che spassetto i Lo voglio far tremar.)

Lep» Che impiccio! Chp capriccio!

Io sentomi gelar !

0 statua gentilissima,

Benché di marmo siate....

Ah ! padron mio.... mirate..»

Che seguita.... a guardar. ...

Gio . Mori.

Lep. No, no..., attendete....

Signor, il padron mio....

Badate ben.... non io...,

Vorria con voi cenar....

Ahi! ahi! che scena è questa!...

Oh ciel !... chinò la testa...,

Gio. Va là, che se' un buffone.

Lep . Guardate ancor, padrone...

Gio. E che degg’ io guardar ?

L,ep. Colla marmorea testa

Ei fa..,, così.... così...

Gio . (Colla marmorea testa

Ei fa così così!)

Parlate, se potete: ( verso la statua)

Verrete a cena?

Com. Sì.

Lep. Mover.... mi..., posso appena...

38

Mi manca, oh Dio!... la lena,...

Per carità.... partiamo.. .

Andiamo via di qua.

Gio . Bizzarra è inver la scena!

Verrà il buon vecchio a cena !

A prepararla andiamo:

Partiamo via di qua. (partono)

SCENA III.

Appartamenti in casa di donn' Anna.

Donna Anna sola, con lettera in mano,

Anna Crudele?

Ah no! giammai, mio ben! troppo mi spiace Allontanarti un ben che lungamente La nostr’alma desia... Ma il mondo, oh Dio!

Non sedur la costanza Del sensibil mio core :

Abbastanza per te mi parla amore.

Non mi dir, bell’ idol mio,

Che son io crudel con te :

Tu ben sai quant’io t’amai,

Tu conosci la mia fè.

Calma, calma il tuo tormento,

Se di duol non vuoi ch’io mora:

Forse un giorno il cielo ancora Sentirà pietà di me. (parte)

SCENA IV.

Sala in casa di Don Giovanni.

Don Giovanni e Leporello, Servi, alcuni suonatori, una mensa imbandita.

Gio. Già la mensa è preparata:

Voi suonate, amici cari:

Giacché spendo i miei denari.

Io mi voglio divertir. ( siede a mensa) Leporello, presto in tavola.

(mangia di nascosto )

3!>

Lcp. Son prontissimo a servir. isì suona

Bravi ! bravi ! Cosa rara.

(alludendo ad un pezzo di musica deir onera La Osa rara!

Gio. Che ti par del bel concerto? j

Lep . È conforme al vostro merlo.

Gio. Oh che piatto saporito!

Lep. (Oh che barbaro appetito !

Che bocconi da gigante !

Mi par proprio di svenir.)

Gio. Piatto.

Servo. (muta il piatto)

Gio. Versa il vino.

(i suonatori cangiano la musica ) Fra li due litiganti.

(alludendo ad altra opera di questo titolo) Lep. (Eccellente marzimino !

(bevendo e mangiando di nascosto) Questo pezzo di fagiano Piano piano, vo’ inghiottir.)

Gio. (Sta mangiando quel marrano;

Fingerò di non capir.)

Lep . Questa poi beo la conosco.

(ai suonatori che di nuovo cangiano motivo) Gio » Leporello l

Lep. Padron mio. ( col boccone in bocca ì

Gio. Parla schietto, o mascalzone.

Lep. Non mi lascia una flussione

Le parole proferir.

Gio. Mentre io mangio, fischia un poco.

Lep . Non so far.

Gio. Cos* è ?

Lep. Scusate ! ( mangiando )

eccellente è il vostro cuoco,

Che lo volli anch’ io provar.

Gio. (Sì eccellente è il cuoco mio,

Che lo volle anch’ei provar.)

40

Eh.

Gio., Lep. E ht

Gio.

Elv.

Lep.

Gio.

Elv.

Gio.

Elv.

Gio.

Elv.

SCENA V.

Donna Elvira, e Detti.

L’ultima prova Dell’ amor mio Ancor vogl’io Fare con te.

Più non rammento Gl’ inganni tuoi ;

Pietade io sento., [s'inginocchia) Cos’ è ? cos’ è ?

Da te non chiede Quest’alma oppressa Della sua fede Qualche mercè.

Mi meraviglio 1

Cosa volete? [per beffarla s'inginoc.) Se non sorgete,

Non resto in piè.

Ah! non deridere Gli affanni miei. .

(Quasi da piaogere Mi fa costei.)

lo te deridere ! ( alzandosi )

Cielo ! e perchè ?

Che vuoi, mio bene? [con affettata tener .) Che vita cangi.

Brava ! [beffandola)

Cor perfido !

Lascia ch’io mangi;

E, se ti piace,

Mangia con me.

Réstati, barbaro!

Nel lezzo immondo,

Esempio orribile

D’ iniquità. (par/e)

(Se non si muove Al suo dolore.

DI sasso ha il core.

41

Gio.

Eh.

Gio.t Gio . Lep, Gio,

Lep .

0 cor non ha.)

Vivan le femmine!

Viva il buon vino !

Sostegno e gloria D’umanità.)

Ah ì (di dentro: poi traversa la scena fungendo , ed Lep. Che grido è questo mai! esce da un’altra par.) Va a veder che cos’è stato.

Ah! (di dentro , e tornando impaurito) Che grido indiavolato!

Leporello, che cos’ è?

. (4* suonatori partono in fretta ì

Ah!., signor.... per carità....

Non.. . an....da..,.te fuor.... di qua....

L uom ... di.... sasso...» 1’ uomo.... bianco.

Ah padron...» io gelo.... io.... manco...»

Se vedeste.... che.... figura...»

Se...» sentiste.... come.... fa ...

fa ta ta la ta ta ta. (imitando i passi del Cotntn .) Gio. Non capisco oiente affatto;

Tu sei matto in verità. (si batte alla porta ) Lep . Ah! sentite?

Gio . Qualcun batte.

Apri.

Lep. Io tremo....

Gio. Apri ti dico.

Lep. A h !

Gio . Per togliermi d’ intrico

Ad aprire io stesso andrò.

( prende il lume e la spada sguainata , e va ad aprire) Lep . (Non vo’più veder l’amico;

Pian pianin m’ asconderò.)

(si cela sotto la tavola )

SCENA ULTIMA.

11 Commendatore, o Detti.

Com. Don Giovanni» a cenar teco M’ invitasti, e son venuto.

Gio . Non l’ avrei giammai creduto;

42

Lep.

Gio.

Com.

Gio. Com . Gio. Com.

Gio.

Com. Gio. Com . Lep. Gio.

Com. Gio . Com. Gio. Com.

Già.

Ma farò quel che potrò.

Leporello, un’altra cena Fa che subito si porti.

Ahi padron.. . siam tutti morti....

[facendo capolino di sotto la (avola) Vanne, dico. ( tirandolo fuori)

Ferma un po’.

( a Leporello eh' è in atto di partire) Non si pasce di cibo mortale Chi si pasce di cibo celeste;

Altre cure più gravi di queste,

Altra brama quaggiù mi guidò.

(La terzana d’avere mi sembra....

E le membra fermar più non so.)

Parla dunque: che chiedi? che vuoi?

Parlo, ascolta : più tempo non ho.

Parla, parla : ascoltando ti sto.

Tu m’invitasti a cena:

11 tuo dovere or sai?

Rispondimi: verrai Tu a cenar meco ?

Oibò !

Tempo non ha.... scusate.

[da lontano sempre tremando) A torto di v il tate Tacciato mai sarò.

Risolvi.

Ho già risolto.

Verrai ?

Dite di no.

Ho fermo il core in petto:

Non ho timor, verrò.

Dammi la mano in pegno,

Eccola.... Ohimè !....

Cos’ hai ?

Che gelo è questo mai !...

Pùntiti, cangia vita:

È 1’ ultimo momento.

No, no, ch'io non mi pento...

[vuole sciogliersi, ma invano )

43

Com .

Gin.

Com .

Gio.

Com.

Gio.

Com.

Lep.

Vanne lontan da me. Pentiti, scellerato.

No, vecchio infatuato» Pèntiti.

No.

Sì.

Ah! tempo più non v’è.

- - w u u v u*

{fuoco da diverse parti; il Com. sparisce, e s apre una voragine ì

GlO. » Da mini f F‘c3 fui oro inflAl'ln *

» Da qual tremore insolito .

® Sento.,., assalir.,,, gli spiriti. ..

» D’onde escono quo’ vortici

* Di foco.... Ohimè! che orror!...

» Tutto a tue colpe è poco;

» Vieni; c’è mal peggior. (sotto terra ) » Chi l’anima mi lacera!...

* Chi m’agita le viscere!,..

» Che strazio! ohimè! che smania!

» Che inferno! che terrori...

» (Che ceffo disperato!,.,

» Che gesti da dannato !...

» Che grida che lamenti!..,.

» Come mi fa terror!....

# Tutto a tue colpe è poco;

» Vieni; c’è un mal peggior.

[ci esce il fuoco , compariscono diverse furie , imposses^ sano di Gio. e seco lui spariscono.)

Coro

Gio.

Lep.

Coro

FIO.